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martedì 8 luglio 2014

Quando una volta la fotografia si aspettava...

Dal blog di Luca Pianigiani...non potevo non riportarlo e non riportarlo cosi' com'è.
E' poetico, lucido, praticamente perfetto.
Leggete qua e ditemi cosa ne pensate.

Una volta, la fotografia richiedeva attesa. Si pensava con la testa, si studiava con gli occhi, si sentiva col cuore. E poi… e poi c’era l’attesa. Chi ha più capelli bianchi ha dovuto aspettare anche giorni: si portava il rullino al negoziante sotto casa, e poi passavano giorni e giorni prima di vedere il risultato del proprio lavoro, del tanto sognato risultato. Per chi è più giovane, ma sempre con qualche capello bianco in testa, ha vissuto invece il mito della “Stampa in 1 ora”. Si andava sempre dal negoziante, che però si era attrezzato con un minilab e voilà, in un’ora si poteva tornare per ritirare la busta. In questo, si è decretato il successo dei punti di produzione presso i centri commerciali: si arrivava, si lasciava il rullino e si andava a fare la spesa; in pratica la fotografia, nell’ordine, finiva nel carrello dopo il prosciutto, i pomodori, lo yogurt, la salsiccia, l’acqua minerale e gli ovetti Kinder (che stanno sempre accanto alla cassa…).
Poi è arrivato il digitale, e ha cambiato tutto: non più attesa, non più consegna al negozio. Tutto subito, un istante dopo lo scatto, direttamente sullo schermo LCD. Nessuna sorpresa, nessuna scoperta, nessun momento di ansia: la fotografia è diventata certezza immediata, se la nipotina fotografata aveva chiuso gli occhi proprio nel fatidico momento del “click” lo si ora lo si scopre subito (e non dopo un’ora o un giorno), e si corre ai ripari.Il fatto positivo è che si elimina qualsiasi elemento di delusione, e le incertezze non si trasformano in dubbi che ci lasciano senza dormire. Lo svantaggio? Beh, quello di spezzare il momento del sogno, di perdere l’incantesimo dell’attesa. Ed è una sensazione che non è un bene, non sempre.
L’insicurezza ci porta sempre a pensare di più, prima di fare, e si vede bene in giro che molte fotografie non sono pensate a sufficienza; per di più – un fatto anch’esso ricco di sfumature positive e negative – il “non costo” rende così naturale scattare a raffica che davvero nemmeno si fa più caso a quello che si fotografa, si fa esplodere una sequenza, un “frame” andrà pur bene… Una volta, non era così: la sofferenza era troppa, la delusione troppo cocente in caso di errore: bisognava fare in modo di non sbagliare, di sapere già quello che dovevamo aspettarci dal risultato, e allora gli insegnamenti di Ansel Adams sulla pre-visualizzazione tornavano davvero utili, fondamentali.
Osservo molto attentamente le persone, quando fotografano: quando usano una compatta è pressoché  inevitabile, ma quando si usa una reflex e si usa quindi il mirino all’occhio, un secondo dopo lo scatto si potrebbe evitare, ma si abbassano gli occhi e le dita vanno subito a “verificare”, premendo gli opportuni pulsantini, se la foto “è venuta“. Non dovrebbe essere necessario: se non si capisce nell’atto dello scatto se abbiamo fatto il nostro dovere, se abbiamo portato a casa la foto perfetta, se abbiamo bisogno di una verifica, allora quella insicurezza non ci permette di fare cose davvero “grandi”. Come in Star Wars, quello che conta è sentire la forza che è in noi, non cercarla nelle conferme esterne. Come si faceva, una volta? Mica che c’erano gli schermi LCD o il tethering WiFi sul computer eppure le foto erano giuste lo stesso.
L’insicurezza ci porta sempre a pensare di più, prima di fare, e si vede bene in giro che molte fotografie non sono pensate a sufficienza
La poesia ha dedicato all’attesa sonetti fantastici (Il Sabato del Villaggio di Leopardi ne è solo l’esempio più famoso), la fase del corteggiamento è senz’altro uno dei momenti più ricchi di emozione, l’attesa di un figlio che cresce nella pancia della mamma rappresenta un universo che si spalanca. Le cose più belle sono quelle che attendiamo, che dobbiamo attendere. Concedere alla fotografia, ogni tanto, quando possibile, di tornare all’attesa può essere un modo per farle recuperare magia e stupore.

lunedì 12 maggio 2014

Thats when you feel my kind of love

Luigi Sauro©




Quando mi trovo ad affrontare l'ideazione di un concept, quello che io considero la vera e propria anima del servizio fotografico mi lascio ispirare.

A volte è un ricordo, a volte persino un profumo e a volte capita che invece parlando con due ragazzi, vivendo con loro anche solo un'ora in studio mi venga ben nitida in mente una canzone.

Non so perchè.
Luigi Sauro©

In Valentina e Christian ho però sentito questo. Una forza incredibile, non dico una sofferenza ma sicuro una cosa conquistata con le unghie e con i denti. Un amore cercato, voluto, mantenuto.

Di coppie ne vedo veramente tante, ma quelle che si amano come loro sono veramente poche.

L


Luigi Sauro©









Come sempre se volete vedere tutte le foto guardate lo Slideshow sotto:

















mercoledì 30 aprile 2014

Essere sorelle è per sempre, come una fotografia.

Luigi Sauro©

Già di per se avere un fratello o come in questo caso una sorella è una cosa eccezionale, e solo chi ce l'ha può saperne l'assoluto valore ma immaginate combinare questa cosa con la gioia di condividere non solo la vita, i genitori, magari la cameretta e i primi amori ma anche la gravidanza...
Caso raro, combinazione di eventi e di sentimenti.
E se è impegnativo fotografare un premaman, figuratevi due.

Luigi Sauro©

Due bambini che nasceranno quasi contemporaneamente.
Cugini di fatto ma fratelli nell'anima.

Luigi Sauro©






Vuoi vedere tutte le loro foto? Clicca sul video qui sotto e gustati lo slideshow!


 

sabato 26 aprile 2014

Così, così.

Ho la fortuna di fare un lavoro eccezionale sotto molti aspetti, ma quello che preferisco è sicuramente il rapporto con le persone, con i miei clienti e le loro storie.
Si perchè chiunque mi chiede di scattargli delle foto mi sta chiedendo di raccontare una storia, la loro.
Ecco perchè cerco di diventare un tutt'uno con la loro anima, parlando, giocando, scherzando, tirando fuori da ogni individuo il vero io o come in questo caso il vero noi.
In ogni fotografia c'è una proiezione del mio essere, del mio vedere la vita.
Quando fotografo una famiglia ci rivedo la mia, quando fotografo 2 innamorati ci vedo me e Chiara, ed in questo caso 2 cuginette mi hanno dato la possibilità di esprimere il rapporto che ho con i miei cugini.
Siamo così diversi ma sempre così vicini, anche a km di distanza.
Siamo cresciuti insieme e questa cosa me la porterò dentro per sempre anche e soprattutto quando scatto fotografie. Vi presento Bianca e Maria Vittoria.
                   
                                 
                                    









giovedì 24 aprile 2014

Autofocus o fuorifocus, questo è il dilemma!


Luigi Sauro©

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso è - come posso ottenere foto più nitide?Purtroppo, è difficile dare una risposta specifica, perché ci possono essere un sacco di motivi per cui le vostre foto possano non essere "taglienti" come desiderate.
Però posso sollevarvi dicendovi che spesso le foto poco nitide possono essere il risultato di una non corretta scelta della modalità di autofocus utilizzata.
Capire le differenze tra diverse modalità di messa a fuoco automatica potrebbe non essere in cima alla vostra lista del "voglio capire bene"la mia reflex ma è certamente necessario avere una comprensione di ciò che i diversi modi sono e soprattutto - quando utilizzare le diverse modalità autofocus.

 Singolo scatto vs Autofocus continuo - Che cosa sono e quando utilizzarli?

    •    Area AF singolo (Nikon: AF-S / Canon: One Shot AF)                                                              
Una volta che si blocca il fuoco sul soggetto la fotocamera non manterrà a fuoco se il soggetto si muove.
    •    Quando utilizzare: oggetti stazionari e / o in condizioni di scarsa illuminazione.

    •    Continuous AF (Nikon: AF continuo-C / Canon: AI Servo)                                                       
Una volta che si blocca il fuoco su un soggetto in movimento la macchina fotografica farà del suo meglio per seguire il soggetto e tenerlo a fuoco.
    •    Quando utilizzare: foto sportiva, uccelli in volo o animali e persone quando si muovono.


Capita la differenza?
Allora vi chiedo, come avete settato i vostri Autofocus Point sulla fotocamera?
Cosa sono?
Ve lo spiego domani và :-)

Luigi

mercoledì 23 aprile 2014

Free as a bird !

Luigi Sauro©



"Libero... come un uccello
esserlo è la cosa migliore da fare"
scriveva John Lennon.

Ed è proprio pensando a questa celebre canzone dell'ex Beatles che ho scattato questo shooting pochi giorni fa.
La richiesta è stata: "Vorrei regalare a mia figlia delle foto che gli ricordino per sempre questo periodo della sua vita.."
Così ripensando anche a me stesso a quell'età ho chiuso gli occhi e assaporato la spensieratezza, la gioia...quell'essere così "inconsapevole" da metterti le ali ai piedi.
Ecco, era quello il punto.
Una volta riuscivamo a volare, è questo che al mio soggetto non devrò mai far dimenticare.
Luigi Sauro

"Qualunque cosa accada verso la vita che conoscevamo
E mi ha sempre fatto sentire così... libero
Libero... come un uccello"
John Lennon 1977


Luigi Sauro©